C'era una volta in un paese lontano lontano, un nanerottolo di nome Capezzolo. Egli era molto ricco, ma soffriva molto a causa del suo aspetto fisico. Era infatti basso, pelato e l'età avanzata mostrava i suoi segni. Aveva provato di tutto: dalle scarpe col rialzo, ai cuscini sulle sedie, ai palchetti-podio, nulla dava effetto: rimaneva sempre altro un metro e un barattolo. Per i capelli s'era rivolto ai migliori tricologi, aveva fatto trapianti, riporti, bombardamenti di cerone, eppure, i grafici dei suoi giornali dovevano lavorare di photoshop quando pubblicavano le sue foto. Per le rughe aveva subito vari interventi, seguiva diete miracolose e si abbeverava alla fonte dell'eterna giovinezza, eppure era costretto, quando parlava in pubblico, ad usare abbondante fondotinta. I suoi amici evitavano di salutarlo coi bacetti per non sporcarsi di trucco.
Soffriva quindi di un grosso complesso di inferiorità. Dato che la ricchezza non lo distoglieva dal pensare ai suoi difetti fisici, pensò di provare col potere e si presentò alle elezioni. Grazie al suo predominio sui mezzi di informazione ebbe gioco facile e vinse le elezioni. Epperò divenne cancelliere, si accorse che c'era qualcuno al di sopra di lui. Uffa: tutta quella fatica, i soldi spesi, la campagna elettorale, i comizi, gli spot, e poi non poter essere Re. Capezzolo, approfittando di un impegno istituzionale un giorno che si trovava al cospetto del Re, gli chiese:
-"Sua Maestà, ma come posso diventare Re?"
Il Re gli rispose: "Dato che non sei figlio di Re, la tua unica possibilità è sposare una principessa illibata."
Capezzolo ringraziò il Re e sorrise: la cosa ben si sposava col suo debole per le donne. Come trovare quella giusta però? Un incendio aveva infatti distrutto l'archivio araldico e non si sapeva più chi fosse d'alto lignaggio e chi no. Pocomale, pensò: esaminerò le candidate e la troverò. Mandò quindi in ogni angolo del regno dei talent scout, aprì degli uffici di casting in tutte le città affinchè gli venissero sottoposte delle belle ragazze da esaminare. Appena gli imegni di governo gli concedevano tregua, Capezzolo organizzava delle festicciole in cui era attorniato da giovani avvenenti donzelle. Quasi sempre però Capezzolo si rtrovava a perdere tempo, perchè molte delle ragazze che gli venivano inviate a carrettate in villa, erano delle poco di buono che lavoravano nella sua azienda di intrattenimento. Tutto erano, tranne che illibate. Capezzolo, che era noto per la generostà, ricompensava le belle ragazze per la compagnia donando monili, promettendo assunzioni in corpi di ballo, affidando ad alcune di esse un ministero. Un ministero senza portafoglio. "E senza carta di credito, altrimenti mi andate a fare shopping!" aggiungeva tra le risate a profusione del Consiglio dei Ministri del Regno. Capezzolo era un grande umorista. Un giorno Emilio, l'astronomo di corte, era a cena da Capezzolo.
-"Cancelliere," esordì "col telescopio dell'osservatorio reale, ho spiato queste minorenni qui." E mostrò varie foto a Capezzolo. Il quale fu molto colpito da una di queste, e la sera stessa, in preda alla pulsione ormonale la chiamò.
-"Ciao, Noemi, non riattaccare."
-"Ma chi è?"
-"Ma come non mi riconosci? Sono noto pei bei capelli ed incido cd."
-"Ah! Ma sei ancora quel pervertito e' Max Gazzè che cerca il solito sesso?"
-"Ma no! A San Remolo non ci sono ancora andato. Sono troppo giovane."
-"Ma veramente, dalla voce giovane non sembrate."
-"Noemi, un amico mi ha mostrato il tuo book fotografico e sono rimasto molto colpito dalla tua purezza."
-"O veramente? Ma allora voi siete Lele Mora? Non sapevo che cantaste."
-"Ma no, sono il cancelliere Capezzolo! Senti, domani ti verrà a prendere il mio elicottero. Dai vieni con me a festeggiare il capodanno."
Noemi accettò. Capezzolo verificò come lei fosse illibata e pura e fece emanare dal Parlamento una legge che la rendesse principessa una volta che fossero diramate le partecipazioni del suo matrimonio con un individuo ultrasettantenne, alto un metro e un barattolo e dotato di croccante ricopertura di cerone al latte.
La moglie di Capezzolo però non la prese per nulla bene e scrisse una furibonda lettera al quotidiano La Monarchia, nella quale dipingeva il povero Capezzolo come un vecchio bavoso che andava dietro alle minorenni. Capezzolo le scatenò contro la potenza di fuoco del suo impero mediatico che il giorno dopo titolavano a tutta pagina "P'ttèn!", "Sta zuzzùn", "Zucculaun!". Il popolo bove, narcotizzato da decenni telemmonnezza andò dietro questi cattivi maestr e difatti non era raro passeggiare per le vie del regno e sentire donne dire: "Donna Veronica però ha sbagliato a spiattellare la cosa in pubblico." -Sic!- (n.d.r.)
Per sfortuna di Capezzolo però, nei reami confinanti era stata vietata la diffusione dei programmi ringogionenti e tutti chiedevano spiegazioni a domande del tipo: "Ma è morale che un ultraottantente, plurisposato, pluripadre frequenti delle minorenni e poi si faccia paladino delle famiglie al Family Day?". L'opposizione parlamentare, invece di bollare la cosa come gossip, chiese spiegazioni a Capezzolo, il quale rispose con una prova di forza: ripristinò lo Jus Primae Noctis. "L'indice demografico è in calo, mi tocca sacrificarmi per il Regno." Disse.
Le cose però precipitarono quando chiese alla Fronscia di restituire la donna del ciambellano, nata nel regno di Capezzolo. Le armate fronscesi invasero il regno attraversando il Lago dei Cigni ed impigionarono il cancelliere.
Capezzolo venne portato alla sbarra. L'accusa iniziò l'arringa:
-"Giurati, siete qui riuniti per un caso di relazione con minorenne."
Noemi venne chiamata a testimoniare. Il PM le si avvicinò severo e le chiese: "Signorina, lei ha auto una relazione con quest'uomo?" Ed indicò Capezzolo. La ragazza arrossì. Capezzolo, che mai era stato prima motivo di imbarazzo per quelli che lo frequentavano, si pietrificò. Mormorò qualcosa all'orecchio del suo difensore il quale chiese di conferire col giudice. Questi, chiamò gli avvocati a sè ed ascoltò quello che il difensore avava da dire. "Il mio assistito sostiene di avere delle dichiarazioni spontanee da rendere, di vitale importanza per il processo." Il giudice dispose la sospensione dell'interrogatorio del teste e Capezzolo si accomodò al banco dei testimoni.
-"Signor giudice, tralasciando il fatto che solo degli estremisti di sinistra potrebbero accanirsi su una ragazza con questi gossip in un'aula di tribunale, istituzione che dovrebbe essere riservata alla compravendita di sentenze, questo processo è da annullare. Sto difatti per fare una rivlazione che farà decadere all'istante l'accusa. Signor giudice, so che potrà essere difficile da credere, eppure io non sono giovane come sembro: ho più di settant'anni. Quindi liberate la ragazza perchè è innocente."
Capezzolo venne internato in manicomio e visserotutti felici e fronscesi.